Ancora una volta si tenta di trasferire i costi della malasanità sui cittadini; è questa la sintesi che emerge dal nuovo Piano Sanitario Regionale partorito dall’Assessore Regionale alla Sanità e che purtroppo vede la provincia di Messina come la più penalizzata di tutto il territorio siciliano .
La nostra provincia, considerata la sua estensione territoriale e la sua diversità orografica, non può essere paragonata alle altre province siciliane. Abbiamo dei paesi in cui togliere la guardia medica e/o le postazioni del 118, equivale ad alzare paurosamente la percentuale di mortalità a causa dei ritardi negli interventi in questi piccoli paesi montani. Il ridimensionamento dei posti letto nell'ospedale di Patti e le incertezze nelle altre strutture ospedaliere della provincia di Messina, ci fanno intravedere un futuro pieno di incognite che certamente provocano timori e perplessità nelle famiglie, negli anziani e nelle persone bisognose quotidianamente di cure.
Mi rendo conto che stiamo pagando anni di sprechi, ma la sanità non può essere misurata con gli occhi del pareggio di bilancio.
Si continua a penalizzare il Sud con un Piano Sanitario Nazionale che obbliga la Regione a un piano di rientro a tappe forzate.
Non vorremmo che questo fosse il preludio alla liberalizzazione della sanità stile americano, che l’Italia, ma in modo particolare la Sicilia considerato il reddito pro capite ben al disotto della media nazionale, non può certo permettersi.
Come Organizzazione Sindacale faremo di tutto, insieme agli altri sindacati, affinché si ritorni su una decisione che dimentica le necessità e i bisogni della gente.
- Nuccio Ricciardello (Componente Giunta Regionale UGL Sicilia)
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